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Enogastronomia

La tradizione vitivinicola è radicata sull’isola d’Ischia fin dall’epoca della colonizzazione greca (700 a.c.circa), non a caso l’antico reperto della Coppa di Nestore era proprio una coppa per bere vino.La produzione vinicola ha sostenuto l’economia isolana per diversi secoli,  modellandone il territorio con la costruzione di terrazzamenti per le coltivazioni e sviluppando una cultura più contadina che marinara. Questa identità, si manifesta anche in cucina, dove gli elementi più utilizzati sono sempre stati e sono tutt’oggi ortaggi e animali che necessitano di piccoli spazi (conigli, galline, maiali, capre). Certo si sono sempre utilizzati anche i pesci come alimento, ma in parte mariginale rispetto per esempio al coniglio, che ancora oggi è la specialità gastronomica tipica del luogo. Si continuano ad allevare i conigli nelle fosse, a cibarli solo di prodotti della terra, per poi gustarli in cucina con la ricetta tipica “all’ischitana”. Anche il maiale è rimasto uno dei piatti forti, onnipresente con le sua vaire parti, cucinato in compagnia delle numerose erbe aromatiche scovate tra la vegetazione dell’isola. Per accompagnare i piatti di cui sopra, ad Ischia si producono ottimi vini, originati dalle uve che nei secoli, attraverso la lunga esperienza, sono state selezionate dai contadini: Biancolella, Forastera, Per’ e’ palummo, tutti vitigni autoctoni che danno il nome alle attuali DOC “Ischia”.I primi due sono bianchi, giovani, di buona freschezza che esalta i profumi, adatti a pesce, carni bianche e piatti leggeri. Il terzo è un rosso, sempre giovane o non di lungo invecchiamento, mai eccessivamente tannico, piacevolissimo anche in estate. Si gusta con sempre con coniglio o maiale ed anche con piatti più strutturati. Per chi desiderasse scoprire itinerari curiosi, c’è la possibilità di cercare nell’entroterra, dove si trovano ancora antiche cantine scavate nel tufo e nelle grandi rocce vulcaniche, di cui l’isola è ricca. Quete cantine venivano costruite secondo canoni di “architettura mediterranea”, con le volte ad arco scavate tutto o in parte nella roccia, con particolari aperture (ventarole) chiuse da portoni o finestre a griglia per permettere il continuo passaggio dell’aria, indispensabile a ventilare l’ambiente durante la fermentazione alcolica.

Michele D'Ambra